Com’è nato il Club?

Quattro pizze per il nome, una bufala per il logo

Laterina, provincia di Arezzo, 16 dicembre 1989: venerdì sera da “Sergio”. Lì tre carbonari e un ragazzino confabulano, complottano, si arrovellano attorno alla “Creatura”.

Due di essi fanno parte del Comitato promotore del Club, scaturito tredici giorni prima all’Hotel Moderno del Saltino: Maurizio Marini e colui che scrive; il terzo figuro è di fresca iniziazione, giornalista e bancario, uomo di mondo insomma: è Marco Gulli, aretino; il ragazzino è Lorenzo, undici anni poco più, figlio dell’ignaro futuro Presidente della Creatura, quel Lorenzo che per anni fu la mascotte dell’associazione.

Che fanno i quattro, le teste chine sul tavolo a ciacciare con penne e pezzi di carta fra un morso di pizza e l’’altro? Semplice: cercano il nome della Creatura, anche il logo che ne sia l’immagine.

E’ interessante rivisitare quegli schizzi per fortuna rimasti: c’è di tutto, ma sempre basato sul filo conduttore del sacro principio che nel nome siano presenti le sigle DS e ID, comunque le si vogliano leggere, in italiano o in francese. Finché prende consistenza “ID.eA.DS”, in due varianti: l’una con doppio accento circonflesso sulla A a simboleggiare il double-chevron Citroën, l’altra col double-chevron stilizzato in forma di A; e dai che Lorenzo si impegna a dare grafia alle sensazioni di quei momenti frenetici. In un bozzetto fra i più sugnificativi appare già la ellisse a simboleggiare l’unione dei tre simboli base: ID, DS e Double-chevron.

Ma ad un tratto scocca il lampo di genio! E se si coniugasse Idée con Déesse? E’ fatta! Dalla loro fusione, attorno alla mezzanotte – ora canonica per i delitti perfetti – nasce il nome: IDéeSse, raffinato, intellettuale, per iniziati.

(Giorni dopo si apprese che nessun richiamo a Citroën né al double-chevron ci era consentito, “mamma non vuole”. Così ci aveva fatto sapere Cotti, allora ispettore di zona Citroën per la Toscana, che guardava con occhio vigile ma bonario alla nostra iniziativa, tant’è che poco più tardi vi rimase incastrato anche lui! Privativa ed esclusività, ci fu detto; eppoi, chi eravamo noi sparuti scalzabubboli che si voleva rilanciare un mito che offusca anche le auto contemporanee, figlie di un mercato appiattito e globale? Qualcuno, in Gattamelata, aveva persino sentenziato: «Gli appassionati DS non compreranno mai una Citroën moderna».)

Ma a Laterina era rimasta aperta la questione del logo, una briga per Marini aduso ad immegersi in tutto ciò che fosse scritto o documentato sulla Dea, alla ricerca dell’ispirazione.

Qualche giorno più tardi fui in quel di Arezzo per sottoporre la mia ID ad una messa a punto generale da parte del bravo Santini, un mago in materia. C’era Marini, che mi mostrò una piccola stampa in rosso, accattivante: rappresentava il davanti di una monofaro, grafia stilizzata in chiaroscuro con tagli netti, mi piacque. Andammo nel suo studio, dove mi mostrò l’originale nel quale figurava la macchina inclinata verso l’alto a sovrapporsi alla scritta RAI 1963: a suo dire, quasi trent’anni prima la nostra TV aveva utilizzato quella immagine per l’Eurovisione … La DS aveva colpito anche lì, il fatto era davvero esaltante!

Lavorando su AutoCAD, in breve Marini sostituì la scritta d’origine con il nome prescelto per il Club, circoscrivendo il tutto nell’ellisse dell’antico logo Citroën posto in orizzontale e adottando il rosso e il bianco in sintonia con i colori ufficiali della Casa (ci sfuggì che il tempo della DS era stato scandito dal blu e dal bianco …): ne scaturì una immagine forte e immediata, intricante, irreale al punto di fare molto “ancien-Citroën” tipo Triennale di Milano 1957.

Intanto si avvicinava l’11 febbraio 1990, giorno prescelto per l’Assemblea costitutiva del Club: urgeva presentare il logo ufficiale ma Marini non disponeva del plotter per la sua stampa nella versione definitiva, così com’è oggi. Toccò a me darne una rappresentazione grafica artigiana, disegnato a mano in bianco e nero con la DS ch’era monofaro da un lato e doppiofaro dall’altro a sintetizzare le due anime della vettura. Fu il logo, che ci accompagnò per alcuni mesi, fino all’arrivo di quello vero, bello e affascinante, riprodotto sulle tessere plastificate …

La nostra storiella parrebbe conclusa. Invece no, mesi più tardi il buon Marini si presentò in Consiglio con aria mogia:

«Vi ho dato una bufala!» spiegò a noi esterrefatti ma divertiti, fu un riderne a crepapelle: aveva scoperto che l’acronimo RAI scritto accanto all’immagine della Dea presa a nostro simbolo stava a significare – in olandese – “Reale Fiera di Amsterdam” o qualcosa di simile, la nostra TV nazionale non c’entrava un tubo! Santa fantasia, gigioneria e mitomania del Marini!

Comunque grazie lo stesso, RAI, qualsiasi cosa tu fossi, e grazie Marini: ambedue per il prezioso contributo dato all’inconfondibile logo dell’IDéeSse Club.

 

Il Presidente, Sergio Cerreti